Donzelli: Saggine
Il metodo del dunque e altri saggi sul lavoro del poeta
Odisseas Elitis
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2011
pagine: 160
"È dovere del poeta rischiare movimenti dell'anima improvvisi e incontrollati, provocare, intervenendo nella sintassi, tempeste inaudite, dare al suo stile, alla sua lingua, quel sussulto tipico del corpo giovane, lo slancio dell'aquila verso l'alto". Le prose critiche di Odisseas Elitis, il poeta greco contemporaneo insignito del premio Nobel nel 1979, sono pagine di riflessione etica esistenziale e letteraria ma anche pagine di alta poesia capaci di fondere insieme ispirazione lirica e filosofica: parole che mantengono forte l'eco di altre parole lontane già pronunciate e ora ripetute e accomunate dall'onda del pensiero. Sono la chiave migliore per entrare in profondità nel suo laboratorio poetico e linguistico, pongono le basi metodologiche dell'espressione del pensiero che sta dietro e dentro a tutta la sua produzione definendo non solo i termini e il senso del suo "lavoro", ma anche la sua visione della vita e della ricerca dell'uomo. Elitis, qui come in tutta la sua opera, va alla ricerca del "movimento segreto delle cose", tentando di ricomporre l'unità dell'uomo, laddove con il degenerare della cultura e della civiltà si è creato un frazionamento, una divisione, una contraddizione. Ragione e intuito non si contrappongono, ma si intrecciano in nome di una logica superiore che faccia leva sulle potenzialità latenti e inesplorate dell'uomo nel tentativo di ridonargli la libertà.
L'unificazione italiana. Mezzogiorno, rivoluzione, guerra civile
Salvatore Lupo
Libro: Libro in brossura
editore: Donzelli
anno edizione: 2011
pagine: 184
L'ingresso del Mezzogiorno nello Stato-nazione rappresenta il culmine del processo di unificazione. È proprio quell'evento, a ben vedere, il fulcro della celebrazione, e dell'anti-celebrazione revisionista, del centocinquantenario che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Salvatore Lupo - storico tra i più acuti e autorevoli - ragiona di quegli avvenimenti, e del mito che già allora si costruì intorno ad essi, nonché della rielaborazione della memoria che ne seguì di lì a un ventennio. Per restituire appieno la dimensione dei conflitti, il libro fa ricorso al termine "rivoluzione" (parola nobile e impegnativa), e insieme al suo opposto, "controrivoluzione"; o all'altro termine più inquietante, per la nostra coscienza e a maggior ragione per quella del tempo, di "guerra civile". Si trattò infatti di uno scontro politico e sociale, ma non solo: si sovrapponevano e si contrapponevano diversi patriottismi, quello siciliano, napoletano, italiano. La vittoria dell'uno sull'altro e la sinergia tra l'uno e l'altro vanno ricondotte alla relazione tra un certo tipo di patria e un certo tipo di libertà. Queste complicazioni, in larga parte offuscate e rimosse nel lavorio di costruzione della nostra memoria, ci obbligano a ridefinire alcuni schemi interpretativi sul Risorgimento. Se intendono davvero fornire un contributo alla discussione pubblica, gli storici di oggi sono chiamati a restituire il senso di quell'incontro ottocentesco tra patria e libertà.
Camminare, una rivoluzione
Adriano Labbucci
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2011
pagine: 149
"Avviso ai lettori. Lasciate stare. Se cercate insegnamenti sul camminare all'ultima moda, con tanto di lezioni, corsi universitari e relativi professori, oppure sul camminare come cura di sé, o infine pagine e pagine di resoconti di camminate che si perdono invariabilmente tra il noioso, l'elegiaco o il paranoico, ripeto a scanso di equivoci: lasciate stare. Questo libro non fa per voi." Inizia così l'itinerario che Adriano Labbucci suggerisce al lettore e che del camminare si serve come di una bussola per percorrere un paesaggio insieme geografico e mentale, alla ricerca di punti di riferimento, alla scoperta di un modo diverso per impostare il nostro rapporto con gli altri e con il mondo che ci circonda. Al punto che camminare non solo è un'attività ormai poco praticata, ma spesso è anche guardata con sospetto e fastidio; un atteggiamento che può sfociare in frasi paradossali come questa: "Il pedone rimane il più grande ostacolo al libero fluire del traffico". Potrebbe sembrare una battuta di Woody Alien, ma in realtà è stata pronunciata da un gruppo di urbanisti consulenti del sindaco di Los Angeles: si tratta, scrive l'autore, dell'"espressione tragica e surreale di quel mondo capovolto che è il nostro."
L'arte o la vita! Il caso Rembrandt
Tzvetan Todorov
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2011
pagine: 111
Davanti all'opera di un grande artista, non ci accontentiamo di ammirare la perfezione delle forme, o di scoprire il senso di ogni immagine, ma tentiamo anche di svelare uno dei più affascinanti segreti dell'attività umana: come funziona il processo creativo in un artista geniale? Quali sono le condizioni che rendono possibile la nascita di un'opera destinata a raggiungere un riconoscimento universale? Qual è la relazione ottimale tra il vivere e il creare? Todorov cede alla tentazione di sollevare discretamente il velo di questo mistero, prendendo come punto di partenza la storia di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi ed esaminando le tracce lasciate dalla vita nella sua pittura. L'opera e il destino di Rembrandt sono la materia di cui si nutre questo saggio. Secondo Todorov il motore dell'esistenza di Rembrandt non è tanto l'eccellenza etica, quanto la perfezione estetica. L'opera, sembra credere Rembrandt, esige che l'artista si doni interamente alla sua arte: per svelare la verità del mondo, deve essere disposto a separarsi dagli uomini. Forse, suggerisce l'autore, solo l'egocentrismo dell'artista può assicurare la generosità delle sue creazioni, solo il sacrificio della vita può garantire l'immortalità dell'arte.
Il capitale sociale. Che cos'è e che cosa spiega
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2011
pagine: 212
Il capitale sociale è sempre più spesso invocato come la causa profonda di differenze marcate e radicate nei comportamenti e nello stesso livello di benessere di popolazioni e gruppi diversi. Il ritardo economico e i problemi del Mezzogiorno, per esempio, sono così sempre più spesso "spiegati" come conseguenza di una carenza di capitale sociale. A questo successo del termine si associa però in molti casi una grande ambiguità in relazione al suo significato. C'è chi lo adopera per indicare il comportamento civico, chi la fiducia riposta in interlocutori di vario tipo, chi le reti di relazioni che legano i singoli individui tra loro. Il libro, che raccoglie i contributi di alcune voci autorevoli in campo economico, storico e sociologico, introduce e chiarisce il concetto di capitale sociale, volutamente dando spazio a punti di vista diversi, e mettendo in luce somiglianze e differenze nell'uso dello stesso vocabolo. Si evidenzia altresì come certi comportamenti, l'evasione fiscale, il buon funzionamento delle amministrazioni pubbliche locali, la regolamentazione delle attività economiche siano collegati alla più o meno forte presenza di capitale sociale in un determinato contesto. Il volume presenta infine i principali aspetti del controverso dibattito sul ruolo del capitale sociale nel condizionare lo sviluppo del Mezzogiorno.
Care ragazze. Un promemoria
Vittoria Franco
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2011
pagine: 175
"Care ragazze, ho incontrato tante di voi, in circostanze e luoghi diversi: nelle scuole, nelle università, nei partiti, nelle associazioni. Alcune entusiaste e consapevoli, altre sfiduciate, dal futuro incerto, rassegnate. Altre ancora desiderose di affermarsi, di superare ogni ostacolo pur di realizzare i propri progetti di vita...". È per loro che Vittoria Franco stila un promemoria delle libertà femminili conquistate dalla sua generazione, e l'intento è tutto rivolto al presente e al futuro di chi a quelle lotte non ha partecipato: ricordare che la libertà e i diritti delle donne non sono acquisiti una volta per tutte, e che l'impossibilità di praticarli fino in fondo li rende lettera morta fino a farli scomparire. Scoprire l'esperienza di donne che hanno lottato duramente per conquiste che oggi si danno per scontate; sapere che prima del 1974 in Italia non era possibile divorziare, che prima del 1978 l'aborto era illegale; che fino al 1975 la donna era sotto tutela del padre, del fratello o del marito e non aveva neanche diritto all'eredità; che prima del 1996 la violenza sessuale era un delitto contro la morale e non contro la persona: tutto questo serve come monito a non tornare a una concezione proprietaria della donna e a contrastare i tentativi di ricacciarla nei ruoli tradizionali e consueti.
Diritti e libertà nella storia d'Italia. Conquiste e conflitti 1861-2011
Stefano Rodotà
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2011
pagine: 163
Diritti e libertà accompagnano la nascita del cittadino moderno, definiscono un ordine politico e simbolico interamente nuovo: essi divengono il connotato di un'età, appunto "l'età dei diritti", come l'ha definita Norberto Bobbio. La dimensione dei diritti, però, ci appare al tempo stesso fondativa e fragilissima, perennemente insidiata da restaurazioni e repressioni. In particolare, negli ultimi quindici anni si è assistito nel nostro paese a un processo graduale che ha portato la classe politica di centro-destra, dall'iniziale tentativo di delegittimazione, a un vero e proprio attacco frontale alla Costituzione. La ricostruzione sintetica che Rodotà qui propone vuole obbedire proprio a questa logica. Non segue e discute le idee sui diritti, ma analizza politiche e comportamenti dai quali è dipesa la loro affermazione o negazione, cercando di rendere evidenti gli intrecci tra riconoscimenti formali di libertà e diritti e condizioni materiali per la loro attuazione. Le vicende delle libertà e dei diritti mostrano la lenta inclusione di un numero crescente di cittadini nel demos e le modalità attraverso le quali si costruisce la moderna cittadinanza, nel succedersi delle diverse "generazioni" dei diritti. Ma rivelano anche tenaci resistenze all'effettività dei diritti proclamati. Serve una grande fede per affermare i diritti nei tempi difficili. E di questo la vicenda delle libertà, che è poi vicenda concretissima di donne e di uomini, è testimonianza continua.
Proust e Monet. I più begli occhi del XX secolo
Giuliana Giulietti
Libro
editore: Donzelli
anno edizione: 2011
pagine: 140
Polvere di ferro. Tre racconti alle origini del realismo americano
Rebecca Harding Davis
Libro
editore: Donzelli
anno edizione: 2011
pagine: 140
Siamo nel 1861 a Wheeling, West Virginia, al confine fra Sud e Nord, sull'orlo della guerra civile. Le "oscure sataniche officine" della rivoluzione industriale sono un territorio ancora quasi inesplorato dalla letteratura, e Rebecca Harding Davis - all'epoca sconosciuta scrittrice di provincia - si addentra, con il suo racconto "Vita nelle ferriere", nella luce rossa di questa città di fabbriche che pongono una domanda inespressa e terribile: che cos'è questo mondo nuovo? E davvero degna di chiamarsi "vita", quella che si agita in quei luoghi? Al centro della narrazione c'è Hugh Wolfe, operaio, spossato dalla fatica e avvilito dall'ignoranza, che ruba dalla fabbrica gli scarti della lavorazione del ferro per dar vita a un'opera d'arte: le membra possenti di una donna abbrutita dalla fatica, ma pervasa da una brama indistinta, le mani protese ad afferrare il vuoto, la bocca spalancata in un grido di desiderio senza suono. A raccontare la storia è una donna, reclusa in casa, che riconosce nella piccola scultura e nel suo disperato creatore non solo la testimonianza di una condizione operaia ancora invisibile, ma anche la metafora di altre esclusioni, a partire da quella femminile; il grido muto della statua è anche l'anelito di espressione, di creazione, di libertà della narratrice, nonché dell'autrice, in un'età soffocante di "domesticità" idealizzata. Introduzione di Alessandro Portelli.
Le zone grigie. Conformismo e viltà nell'Italia di oggi
Goffredo Fofi
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2010
pagine: 224
Il 2010 non è stato per l'Italia un anno qualsiasi, perché ha visto incrinarsi il regime berlusconiano. Anche se a questi segnali di cedimento non è sinora corrisposto un risveglio della sinistra, soprattutto di quella ufficiale, che si è fatta complice volontaria o "innocente" del disastro antropologico e morale del paese. Ad agire da detonatore è stata la crisi internazionale della finanza e dell'economia "globalizzate", che ha indotto il riaprirsi di situazioni di conflitto più radicali delle quali si andava perdendo il ricordo. Poche sono state le voci che, a sinistra, hanno saputo interpretare questo passaggio e in qualche modo annunciarlo. Attraverso i suoi arguti e puntuali interventi sulla carta stampata, nonché in occasione di convegni e incontri pubblici, Goffredo Fofi ha cercato di dar conto, momento per momento, di ciò che si agitava sul fondo, guardando oltre le superfici e incurante di ogni appartenenza e di ogni "opportunismo". Bersaglio principale i politici, non meno dei giornalisti - che Fofi considera forse più responsabili del nostro disastro - e degli intellettuali, sia quelli che hanno taciuto che quelli che hanno parlato troppo e pensato poco. Ne viene fuori il quadro di una realtà in cui dominano, per la loro assenza, una verità e una giustizia cui in fondo si è finito per rinunciare. Da dove ricominciare?
L'Italia rinunzia? 1944: il Meridione e il Paese di fronte alla grande catastrofe
Corrado Alvaro
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2010
pagine: 84
Corrado Alvaro scrisse questo pamphlet nel 1944, "l'anno più tragico della nostra storia". La sua pubblicazione avvenne dapprima a puntate sul "Popolo di Roma". L'Italia era nel pieno di un'aspra guerra civile, lacerata dalla drammatica contrapposizione tra il Sud liberato e il Nord sotto il tallone dell'occupazione tedesca. Il conflitto tra le due parti del paese, "latente fin dalle origini dell'assetto nazionale", stava ormai arrivando alle soglie della sua "estrema manifestazione". Vent'anni di fascismo avevano disperso e mortificato "la solidarietà e il patriottismo", avevano avvilito "il senso della responsabilità individuale", procurando un sentimento diffuso di passività e di rassegnazione. Sul banco d'accusa di Alvaro sono le classi dirigenti post-unitarie, che con i loro errori e i loro cinismi hanno radicato l'idea di uno Stato nemico. La verità è che a tutti i potenti che si sono susseguiti al comando nel corso della storia recente del paese "non è mai importato che l'Italia avesse un popolo più o meno civile, più o meno costituito in nazione". Particolarmente penetrante, a questo proposito, l'analisi della situazione del Mezzogiorno, in cui lo scollamento tra popolo e classi dirigenti si traduce in un parassitismo sempre più profondo e nocivo per l'intero paese. Alvaro, infatti, "è per le autonomie, per il fare da sé, il saper fare da sé", rileva Mario Isnenghi nella sua introduzione.

