Moretti & Vitali
Gli eredi di Babele. Rassegna dell'ASPI Associazione per lo Sviluppo dello Psicodramma Analitico
Claudio Giacobbe, Giulio Gasca
Libro
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2014
pagine: 240
Il testo, affrontando l'intreccio dei linguaggi, non certo con la pretesa di scioglierne tutti i nodi, ma soltanto di migliorarne un poco la comprensione reciproca tra le molte torri, ruderi di torri e abbozzi di torri cui si è divisa la psicologia e la psicoterapia, si propone di esporre e confrontare da un lato le tecniche, con le loro conseguenze sulla teoria ed il linguaggio usato, dall'altro le radici (dovute a precedenti opere costruttive), che in tali tecniche e teorie si sono fuse, rimescolandosi inestricabilmente. Il contributo di Paola Sabia esplora, rivelando tra l'altro molte informazioni ignote alla maggioranza degli psicodrammatisti, le radici del creatore del modello dello psicodramma classico. Luciana Silvestri e Melania Barbarello mostrano come le diverse matrici professionali e culturali di quattro psicodrammatisti, Navarro, Henche, Blobel, Brem, si siano intrecciate con i loro metodi di lavoro. Nel contributo di Alessandra Verri è centrale, nell'esporre il pensiero e l'opera di Anne Ancelin Schützemberger, la descrizione delle origini e dello sviluppo dello Psicodramma triadico. Rossella Della Pepa confronta, scegliendo come punto focale la modalità con cui affrontano il lavoro sul sogno, differenti scuole di psicoterapia, a partire dal loro modo di operare. Emanuela Gagliostro ha preso in esame l'applicazione del modello psicodrammatico nei setting di psicoterapia duale...
Figli e genitori. Note a margine di un mito amputato
P. Claudio Devescovi, Camilla Albini Bravo
Libro: Copertina morbida
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2014
pagine: 118
Facendo riferimento al pensiero junghiano, gli autori ritengono che il mito sia un'espressione dell'inconscio collettivo percepibile dalla coscienza. L'attenzione ai miti e la loro comprensione permette di cogliere il senso di alcune motivazioni profonde dell'agire collettivo. Vengono affrontati due miti importanti della cultura occidentale, con particolare riferimento a quella del nostro paese, il mito di Edipo e quello del presepe e ne vengono sottolineate le parti omesse, amputate che non possono così entrare a far parte della coscienza collettiva, con conseguenze di rilievo nel sentire e nell'agire della società civile.
Libertà dell'amore
Guido Brivio
Libro: Libro in brossura
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2014
pagine: 88
Quali sono i confini dell'amore? Il volto della persona amata sembra disegnarli e al tempo stesso dissolverli, rendendo impossibile alle nostre carezze di afferrarli. Eppure in quell'istante si produce in noi qualcosa che va al di là dei confini di quella mano e di quel volto, qualcosa che ci permette di sfiorare i confini dell'amore, mentre le onde che provengono dalla sua riva ci risvegliano a questo volto segreto ed evidente il cui "sorriso e le lacrime si possono vedere soltanto in filigrana, come per effetto di trasparenza". In un viaggio autobiografico, narrativo e filosofico Guido Brivio esplora instancabilmente le pieghe di un volto lungamente amato, ritratto in "cinque immagini che non si vedranno mai". Le parole e le immagini che ne risultano, che sono la traccia di quell'amore, costituiscono una sorta di diario spirituale di un'esperienza estrema che si inscrive nel solco di una tradizione antica, l'amore platonico, rinnovata al di là dello stereotipo della negazione del corpo, nella scoperta lancinante che "l'amante e l'amato si dissolvono nell'amore stesso".
Apprendista stregone. Note sul rovesciamento di mezzi e fini nel mondo contemporaneo
Daniele Lorusso
Libro: Copertina morbida
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2014
pagine: 336
Tecnica e capitalismo determinano in misura sempre più decisiva ogni ambito della nostra vita. Mezzi che dovrebbero mettere le società umane nelle condizioni di migliorare la qualità della vita, si sono trasformati in fini che hanno nel potenziamento quantitativo lo scopo ultimo della loro esistenza. Rispetto ad essi gli stessi esseri umani sono diventati mezzi che concorrono a questo accrescimento. Nessuna immagine migliore, allora, per descrivere questo stato di cose, di quella dell'apprendista stregone, di un soggetto che, nella pretesa di ergersi a signore del cosmo, si lascia sfuggire il controllo di quegli strumenti con cui doveva realizzare il suo incantesimo. Da centocinquant'anni la filosofia, autentica Cassandra, ha impiegato, da Nietzsche a Marx, da Adorno a Heidegger, molte delle sue energie migliori, a svelare il complesso intreccio. In questo libro, a questo tema fondamentale, altri inevitabilmente se ne aggiungono, la relazione dell'Occidente con il suo Altro o la tragedia delle guerre mondiali. Ma è sempre il problema dell'apprendista stregone a costituire il fulcro tematico con cui i nostri destini sono implicati e da cui sono condizionati. Problema che in nessun modo è possibile liquidare con la considerazione relativa alla neutralità dello strumento tecnico che si tratterebbe di utilizzare in senso positivo o negativo.
Filosofia della sensibilità. Per un'estetica come pensiero mitologico
Susanna Mati
Libro: Libro in brossura
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2014
pagine: 120
"Il disastro è all'ordine del giorno nel pensiero filosofico. Accade ogni volta che il pensiero rimuove il sensibile e, con il sensibile, il mitologico, l'immaginativo, l'individuale. Questo libro ci parla di un pensiero che vuole indagare l'ombra che fin dal principio alberga in noi; un pensiero aperto a istanze ultra-filosofiche. Con 'Filosofia della sensibilità' Susanna Mati mette in opera la volontà del pensiero di inoltrarsi nella vita, seguendo 'il tragitto solitario dell'anima'. In tale tragitto la sensibilità è lasciata essere come qualcosa di appropriato in tutti i sensi: precisamente come esito di un ritorno ai sensi. 'Filosofia della sensibilità' manifesta l'idea che il pensiero debba separarsi dai tradizionali linguaggi filosofici. Ma indica altresì che rifondare gli etimi e portare a nuova vita il vocabolario filosofico non è ancora sufficiente. Come non basta opporsi agli imponenti sistemi filosofici e alla loro luce accecante. È esplicita Susanna Mati: 'Occorre un nuovo pensiero patico e immaginativo: una filosofia della sensibilità'. Occorre dire poeticamente quel medesimo che, manifestatosi nella physis, si è poi ritirato nel nascondimento. Grazie al dire della sensibilità, va tracciata una nuova via per prendere la parola, per dare voce al pensiero: aprire un varco, rompere un equilibrio, spezzare una linea, separare per ricongiungere." (dalla postfazione di Flavio Ermini)
Le vie del ritorno. Letteratura, pensiero, caducità
Stefano Guglielmin
Libro: Copertina morbida
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2014
pagine: 135
"I passi che noi compiamo per inoltrarci nella vita non si rivolgono a un progredire, a un gettarci in avanti. Il nostro progredire cessa con la nascita, quella nascita che darà l'avvio al dolore dell'esilio e che finirà con l'indurci al 'ritorno'. Ecco quanto registra questo libro. Nascita come esilio, dunque; un esilio doloroso e massimamente insicuro. Principio come dolore: tale è l'evento che Stefano Guglielmin tratteggia sotto i nostri occhi. Alle 'vie' del ritorno dall'esilio è dedicato questo libro, non senza qualche avvertenza. A iniziare da quel plurale: 'vie'. Con quel plurale l'autore annuncia che non unica è la via che porta al ritorno. Giungendo a precisare, fin dalle prime pagine dell'opera, che 'ciascuna via del ritorno è già sempre sviata dalla morte, s-centrata, depotenziata o esaltata, e comunque porta altrove'. L'avvertenza è chiara: il cammino che ci aspetta è labirintico. E non potrebbe essere altrimenti se, come Guglielmin chiarisce, la destinazione del ritorno non è mai l'indiviso della metafisica, o il principio incausato delle religioni, o una storica età dell'oro. La terra da raggiungere con il ritorno è sempre una 'terra abitabile': 'un'heimat in cui situarsi se non altro da nomadi, da viandanti', come registra l'autore nel prefiggersi di indagare a questo proposito le vie indicate dall'Orestea di Eschilo, dalle Rime di Cecco Angiolieri, dalle opere di Diderot, Rousseau e Voltaire..." (Dalla postfazione di Flavio Ermini)
Qualcosa è cambiato
Maria Luisa Agostinelli
Libro: Copertina morbida
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2014
pagine: 128
Il lavoro dell'autrice nasce dalla constatazione che il pensiero del folle è un pensiero immaginale. Attraverso un "procedimento per sottrazione", così lo definisce, vengono asportate via via, come fa uno scultore davanti a blocco di marmo, tutte le componenti inessenziali all'immagine, all'emozione. Alla fine, il linguaggio del folle diviene quindi, paradossalmente, non verbale. Questa osservazione ci fa intendere come le immagini fotografiche che accompagnano le Storielle del testo siano in perfetta sintonia con il linguaggio immaginale della follia: bianco e nero, dissolvenze, evocazione di un oltre più intuito che percepito. Evocazione di significanti che rimandano indefinitamente ad altri significanti, ma anche struggimento per un approdo che, per quanto sia lontano, non è ancora impossibile. Ci accorgiamo al termine della lettura di queste pagine che alcuni dei più segreti significati delle contraddizioni in cui viviamo, se spesso sfuggono a chi è ufficialmente sano, non di rado emergono come tracce nell'oceano grazie alle illuminazioni di chi è ufficialmente diverso e, al di là del freddo armamentario di separazioni su cui poggia l'edificio della scienza, gli consentono di essere una volta l'interprete, un'altra il critico più acuto, onesto o semplicemente spietato della comune quotidianità. Fotografie di Francesca Bettera. Con un saggio di Ferruccio Vigna. Postfazione di Alessandro Vallarino.
Lettere da La Pièce. Corrispondenza con Agustín Andreu
María Zambrano
Libro: Copertina morbida
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2014
pagine: 216
Le lettere qui raccolte, note come Cartas de La Pièce, rappresentano uno dei fondamentali epistolari dell'immensa produzione della filosofa Maria Zambrano, la quale intrattenne una lunga corrispondenza con il teologo Agustín Andreu. Iniziato negli anni '50 intorno alle ferite lasciate dalla Guerra Civile, lo scambio profondo tra il giovane teologo e la già autorevole pensatrice, si intensificò soprattutto negli anni '70, quando Andreu inizia a elaborare una teologia "del Logos e dello Spirito nelle loro reciproche relazioni". Il tema del Logos e dello Spirito rappresentava allora un nuovo modo di sentire e concepire il divino., con molte e decisive conseguenze, ed è il vero tema dell'epistolario; in questo tema Maria Zambrano trova un congeniale terreno di lotta filosofica, e un'affine esperienza teologico-metafisica. Dall'esilio a La Pièce (tra Francia e Svizzera), grazie allo scambio con Andreu, la filosofa ha modo di scrivere intorno a sant'Agostino, alla natura, alla gnosi, al matrimonio, alla syzygia (piccola comunità), all'amicizia, all'esilio, ai Maestri, alla Ragione Vitale... facendo affiorare tutto il suo mondo spirituale. L'epistolario è costituito dalle sole lettere di Maria Zambrano e copre il periodo dal 1973 al 1976. In questo primo volume si arriva al febbraio '75. L'opera sarà completata con un secondo volume contenente anche un'Appendice critica curata da Agustín Andreu e un Indice dei nomi. Introduzioni di Lucia Vantini e Agustín Andreu.
Labirinto veneziano
Marina Gasparini Lagrange
Libro: Copertina morbida
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2014
pagine: 119
Con "Labirinto veneziano", Marina Gasparini Lagrange ci induce a meditare su ciò che noi effettivamente siamo; sul "mistero" che la nostra persona - ben al di là di ogni apparenza - cela tra le sue intricate vie. È nostro compito, ci segnala l'autrice, spingerci oltre lo spazio fisiopsichico che ci trattiene e - affidandoci di volta in volta alla scalarità logica o al balzo emozionale incontrare finalmente noi stessi, quel "mistero", che ci affascina e insieme ci sgomenta. L'esperienza del labirinto non può essere elusa dalla sensibilità umana. E l'autrice ce lo dimostra in questo suo viaggio "veneziano" che conosce brevi soste, mai permanenze. Un viaggio che ci stimola all'interrogazione ininterrotta con esiti sorprendenti. Annota con precisione Marina Gasparini Lagrange: "L'esperienza del labirinto è un errare tra le ombre con un fragile filo tra le mani". Quel "fragile filo" a cui aggrapparsi lungo il tortuoso e tenebroso percorso è di volta in volta la poesia, la narrazione, l'arte, l'architettura... Ce lo indicano le figure reali, mitiche o immaginarie che l'autrice convoca nel suo libro: Piranesi, Tiziano e Marsia, Watteau e Pierrot, Rilke e Malte, Lotto e Guardi, Brodskij, Orfeo ed Euridice. Queste figure hanno il compito di rivelarci che tutto quello di cui abbiamo bisogno per essere liberi è dentro di noi. Con un saggio di Flavio Ermini.
Il mondo senza Benjamin
Massimo Morasso
Libro: Copertina morbida
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2014
pagine: 365
"Nei libri di Morasso è possibile cogliere in filigrana un pensiero, ordinato entro un vasto, bizzarro campionario di voci e atteggiamenti stilistici, che insegue la realtà fin dentro ai suoi livelli sottili. Questa opera articolatissima, insieme zibaldone e auto-antologia modellata sul principio di costruzione a mosaico, è un libro di meditazione e di memoria in cui convivono testi di diversa natura e provenienza qui per la prima volta raccolti in volume. Nell'ombra, spesso, dell'alto magistero di Walter Benjamin, Morasso assembla materiali saggistici, memorie sue o apocrife, aforismi, note critiche, divertissements, tesi filosofiche più o meno travestite, carteggi, poesie, narrazioni e pseudo-narrazioni, esplorando i meandri del proprio sogno del mondo con l'antimetodo di un flâneur dell'interiorità. Ciò che ne nasce è un libro avventuroso, letteralmente sui generis, una raccolta di testi ad alta densità metaforica e concettuale che non ha quasi nulla del carattere organico, e spesso soporifero, del saggio letterario. Strateghi delle forme ibride, in queste pagine l'autore e il suo alter ego M. presentano i singoli frammenti del loro discorso come se lambissero le ombre riflesse nello specchio di una smisurata, perturbante Wunderkammer immaginale."
Sussurrare ai cammelli. Intrecci di vita in una comunità psichiatrica
Maurizio Ferruccio Franco
Libro: Libro in brossura
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2014
pagine: 165
"Sono attratto dalle crepe nel muro, dalle sconnessioni dell'asfalto. Mi sorprende la vita che vi germina, mi appassiona la strada silenziosa che una radice ostinata si apre nel buio del cemento fino a spaccarlo, emergendo alla luce. Amo gli umili fiori del marciapiede che resistono alla suola delle scarpe, alla pioggia e alla calura. Vite tenaci e inconsapevoli, forse tanto più tenaci, quanto più inconsapevoli. Non ho vissuto le mura del manicomio, il loro potere di segregazione. Per fare lo psichiatra ho scelto le mura di una comunità che al manicomio resta più vicina solo per il fatto di convivere con la psicosi giorno e notte. So dell'inesorabile proprietà corrosiva di uno sguardo che si è fatto estraneo, che sulla realtà stende una patina opaca e sporca. Conosco la forza quieta della cronicità che sbriciola le architetture più solide. Mi occupo di malattie che ancora non so chiamare malattie. Di certo la nostra normalità non è così normale. La poesia non è uno zuccherino per addolcire la follia, forse è solo un modo più efficace di descriverla condividendone il linguaggio. Risponde all'urgenza insensata del dire, dà sfogo all'oscuro ruminare di un sogno, di un grumo di parole che devono esser dette per poter tornare finalmente a dormire."
L'ombra
Libro
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2014
pagine: 201
La nuova serie della rivista "l'Ombra" riprende il progetto della prima serie, pubblicata tra il 1996 e il 2000, di sviluppare e ampliare le tematiche dell'immaginario e del simbolico in ambito filosofico e letterario, al fine di contestualizzare le dinamiche junghiane nella cultura contemporanea. Grazie all'ingresso in redazione dell'A.R.P.A. (Associazione per la Ricerca sulla Psicologia Analitica), si garantisce alla rivista una connotazione prettamente junghiana aderente alla clinica, senza la quale si rischierebbe di evaporare in pura teoria.

