Poesia e studi letterari
Carta nera. Scrivere in tempi bui
Teju Cole
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 224
Il nero come pienezza e non come assenza di colore; il nero come identità e appartenenza culturale; il nero come oscurità e incertezza politica: è tra questi diversi livelli interpretativi della realtà che si snodano i saggi della raccolta “Carta nera”. In misura maggiore o minore, ognuno di questi saggi richiede un nuovo modo di «vedere» ciò che abbiamo di fronte per comprenderne a fondo l'origine, l'evoluzione o l'involuzione: che si tratti della tormentata vicenda umana e pittorica di Caravaggio; della perenne polarità cromatica e culturale tra ciò che è bianco e ciò che non lo è; o della tenebra che avvolge l'umanità ogni volta che tocca i suoi livelli più bassi, Cole offre al lettore una mappa del pensiero e dell'emozione con cui orientarsi e ricollocarsi. Attingendo alla sua formazione e alle sue passioni - l'arte pittorica e la fotografia -, al suo impegno politico e alla sua storia personale, Teju Cole disegna così un originale percorso di esplorazione intorno al concetto di «nero» nelle sue più diverse accezioni, e ci invita non solo a riflettere su ciò che sappiamo o possiamo conoscere razionalmente, ma anche a «sentire» con ogni parte del corpo la complessa realtà che ci circonda. Di fronte alla legittima rabbia che traspare da queste pagine, Cole riconosce i limiti della letteratura come portatrice di cambiamento nella politica e tuttavia non rinuncia a esercitare forme di resistenza e rifiuto, raccontando il buio con lirismo e con la bellezza estetica della parola scritta.
Pescatore di perle
Alain Finkielkraut
Libro: Libro in brossura
editore: Gramma Feltrinelli
anno edizione: 2025
pagine: 208
“Pescatore di perle” è la definizione che Hannah Arendt ha dato di Walter Benjamin, che amava, com’è noto, collezionare citazioni. Nel corso della sua vita, Alain Finkielkraut ha puntualmente annotato nei suoi quaderni frasi, aforismi, osservazioni di pensatori, poeti e scrittori a lui cari. Come per Benjamin, quelle citazioni non costituivano per lui reperti del pensiero altrui, ma “offerte” per innescare il proprio. Raccolte in queste pagine, Finkielkraut le presenta ora come il suo lascito personale, “il bilancio contrastante della sua permanenza sulla Terra”. Compone, infatti, un libro in cui ripercorre i temi della sua riflessione pescando nel grande mare dell’opera degli scrittori da lui amati – da Valéry a Kundera, da Canetti a Lévinas, da Bloch a Mann, da Arendt a Tocqueville, da Woolf a Solženicyn, da Nietzsche a Jankélévitch –, perle dallo splendore particolarmente dissonante con lo spirito del nostro tempo. Il risultato è una sapiente demolizione delle doxai, delle credenze che si aggirano oggi nel nostro mondo: dall’esperienza dell’amore, che si vuole neutralizzare in una relazione contrattuale, democratica, rigorosamente egualitaria dimenticando che “amare è essere dominato, soggiogato, soggetto a qualcuno”, a quella della cultura, che è ammessa ormai solo come pratica sociale, sicché le clip, i manga o i videogiochi vivono oggi sotto lo stesso tetto di quella che una volta si chiamava “la grandezza dello spirito”; a quella, infine, della politica in cui l’antirazzismo, legittimamente eretto a principio fondamentale della morale politica all’indomani della caduta del Terzo Reich, conduce oggi a criminalizzare “ogni distinzione tra l’ospite e l’ospitato”. Una demolizione, in cui le frasi amorevolmente raccolte non costituiscono affatto un ornamento, ma il mezzo stesso per destarsi dal sonno.
Solitudini. La letteratura italiana alle origini dell’Europa
Giorgio Ficara
Libro: Libro in brossura
editore: Marsilio
anno edizione: 2025
pagine: 240
Questo classico della critica italiana, che nella solitudine dello scrittore vede il più alto grado di socievolezza e nelle figure di grandi solitari – come Petrarca, Tasso, Leopardi – i modelli di nuove società umane, ritorna oggi in un mondo che, a rigore, non prevede più la letteratura come pietra angolare dell’edificio comune. Solitudini guarda indietro, naturalmente: ai poeti che nella loro “cameretta” hanno concepito mondi perfetti; ai dotti, ai moralisti, ai cabalisti perduti tra milioni di libri; agli innamorati e ai loro songes obscurs; ai narratori realisti e a quelli visionari; ai poeti-filosofi, come Leopardi. Il tono e il suono dei grandi italiani hanno toccato per secoli cuori lontani: Shakespeare, Montaigne, Goethe, Voltaire (che recitava l’Orlando furioso a memoria), Baudelaire, Joyce, Seamus Heaney… Che oggi ciò non accada più è un fatto. La linea è interrotta. Solitudini, con una certa insistenza, propone ancora oggi alcune ottime ragioni per il suo ripristino.
Piccolo dizionario delle malattie letterarie
Marco Rossari
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 104
I libri sono una febbre bellissima, e tutti noi ne siamo malati. Ma che succede quando vi viene la sindrome di Salinger? E che cos’è l’intellettualite? Avete mai avuto il complesso di Henry Miller o la paranoia di Pessoa? E il flaubertismo, o il singhiozzo di Dickinson? Compilando questo breve, fulminante dizionario, Marco Rossari ci racconta cosa significhi esser contagiati dal virus delle parole. Perché è vero che la letteratura è spesso un portentoso medicinale, ma nessuno ci aveva mai detto che le controindicazioni possono essere pericolose e divertentissime. Con intelligenza e sarcasmo, Marco Rossari stila un elenco curioso ed esilarante di tic, compulsioni, vizi, vezzi e malattie immaginarie contratte da chi, nella vita, ha scelto di dedicarsi anima e corpo ai libri. Troverete l’antidepressivo Sedaris, il morbo di Bernhard, i medicamenti fasulli dell’autopubblicazione, la plaquette come forma di infezione batterica contratta tramite enjambement e la bukowskite, che sappiamo di avere quando ci svegliamo dopo una sbronza e improvvisamente ci sentiamo scrittori. E poi la temutissima sindrome di Franzen e quella adolescenziale di Siddharta, il borgesismo come forma acuta di labirintite. Chi contrae l’intellettualite legge Bachtin mentre tutta l’Italia guarda Sanremo, invece chi romanza troppo la propria vita potrebbe aver preso il morbo di Zeno... Pubblicato per la prima volta da Italo Svevo Edizioni nel 2016, torna in una nuova versione rivista e ampliata questo divertissement acuminato, perfetto per chi è capace di non prendersi troppo sul serio. Da sfogliare e leggere ad alta voce, da conservare come un talismano e consultare come un oracolo – anzi, un bugiardino.
Letteratura e mito
Furio Jesi
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 272
Questa nuova edizione include un saggio inedito di Furio Jesi: Il mito «padrone di sempre». Nel 1968, incoraggiato da un lettore come Italo Calvino, Jesi consegnava alle stampe quello che possiamo oggi definire un vero classico della letteratura saggistica. Un’idea mitologica, diceva Kerényi, somiglia al bocciolo di un fiore: capace di schiudersi e svilupparsi, racchiude anche e forma in sé un mondo. Letteratura e mito contiene non solo i primi studi jesiani su Rilke, o anticipa, nelle pagine sulla dimensione collettiva delle mitologie, il tema politico di Spartakus, ma custodisce già nel titolo l’espressione compiuta di un’inimitabile maniera compositiva. Inserendo direttamente gli «elementi mitici fra il materiale letterario», Jesi riunisce in un nucleo coeso e organico le figure di Cesare Pavese, di Novalis e Hoffmann, o di Ezra Pound, colto nel suo contegno parodico di fronte al mito; scrivendo infine il suo capolavoro, offre nel saggio sul romanzo di Apuleio la cifra abbreviata e luminosa della sua stessa opera.
La gioia elementare
Ivan Fedeli
Libro: Libro in brossura
editore: Pellegrini
anno edizione: 2025
pagine: 100
Entrare nella scrittura di Ivan Fedeli è immergersi in un articolato lavoro di narrazione del quotidiano. Una poesia fatta di immagini, persone e luoghi riconoscibili e comuni: se la base della scrittura di Fedeli è la Lombardia, l’intorno del Lambro, la vita nei quartieri della grande città, è altrettanto vero che il lettore può traslare quel pensiero, quella situazione poetica, in qualsiasi luogo, ambiente e situazione sia per lui familiare. Fedeli descrive e riscrive, attraverso le lenti del proprio sentire, il mondo come uno scrigno che custodisce una bellezza della quale forse non siamo partecipi, ovvero la vita comune delle persone comuni in un mondo che grida “siamo fuori tempo massimo”. Lo fa senza retorica. In ogni singola poesia Fedeli crea un quadro perfetto, equilibrato e formalmente ineccepibile, nel quale l’osservatore, il soggetto e l’oggetto dell’azione si mescolano e comunicano tra loro quasi a voler essere un unico caleidoscopio della situazione. Cristina Daglio
Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza
Libro: Libro in brossura
editore: Fazi
anno edizione: 2025
pagine: 156
La poesia come atto di resistenza. La forza delle parole come tentativo di salvezza. È questo il senso più profondo delle trentadue poesie di autori palestinesi raccolte in questo volume, in gran parte scritte a Gaza dopo il 7 ottobre 2023, nella tragedia della guerra in Palestina, in condizioni di estrema precarietà: poco prima di essere uccisi dai bombardamenti, come ultima preghiera o testamento poetico (Abu Nada, Alareer), mentre si è costretti ad abbandonare la propria casa per fuggire (al-Ghazali), oppure da una tenda, in un campo profughi dove si muore di freddo e di bombe (Elqedra). Come evidenzia lo storico israeliano Ilan Pappé nella prefazione, «scrivere poesia durante un genocidio dimostra ancora una volta il ruolo cruciale che la poesia svolge nella resistenza e nella resilienza palestinesi. La consapevolezza con cui questi giovani poeti affrontano la possibilità di morire ogni ora eguaglia la loro umanità, che rimane intatta anche se circondati da una carneficina e da una distruzione di inimmaginabile portata». Queste poesie, osserva Pappé, «sono a volte dirette, altre volte metaforiche, estremamente concise o leggermente tortuose, ma è impossibile non cogliere il grido di protesta per la vita e la rassegnazione alla morte, inscritte in una cartografia disastrosa che Israele ha tracciato sul terreno». «Ma questa raccolta non è solo un lamento», nota il traduttore Nabil Bey Salameh. «È un invito a vedere, a sentire, a vivere. Le poesie qui tradotte portano con sé il suono delle strade di Gaza, il fruscio delle foglie che resistono al vento, il pianto dei bambini e il canto degli ulivi. Sono una testimonianza di vita, un atto di amore verso una terra che non smette di sognare la liberta`. In un mondo che spesso preferisce voltare lo sguardo, queste poesie si ergono come fari, illuminando ciò che rimane nascosto». Perché la scrittura, come ricordava Edward Said, è «l'ultima resistenza che abbiamo contro le pratiche disumane e le ingiustizie che sfigurano la storia dell'umanità». Per ogni copia venduta Fazi Editore donerà 5 euro a EMERGENCY per le sue attività di assistenza sanitaria nella Striscia di Gaza. Prefazione Ilan Pappé. Con interventi di Susan Abulhawa e Chris Hedges.
Atlante degli artisti in affari
Daria Galateria
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2025
pagine: 256
Henry Miller, ingaggiato in California per un romanzo pornografico. Françoise Sagan in Costa Azzurra e l'amicizia con Mitterrand. Katherine Mansfield e la pensione in Baviera che le ispirò il debutto letterario. Gauguin vecchio nelle Isole Marchesi. Il giallo del viaggio di Simenon a Kirkenes, vicino a Capo Nord. La spia Philby, l'amico di Graham Greene, a Beirut. L'apprendistato di Céline a Londra, tra music hall e prostituzione. Philip Roth a una festa sulla spiaggia «al coperto, in febbraio». Orwell a Barcellona nel '37. L'inventore della bomba Oppenheimer fa un campeggio giovanile a Los Alamos. Groucho Marx a Hollywood e il caso Casablanca… In numerosissima galleria, la prosa elegante e naturale come una bella conversazione di Daria Galateria fissa in un fermo immagine personalità eminenti delle lettere, delle arti e della storia, e le ritrae in viaggio per affari, nei luoghi d'occasione ma fatali, e nelle singolarità di tempo in cui un attimo, trascorso, per motivi professionali, fuori luogo, può coincidere con il destino intero di una vita. Una sterminata erudizione sul personaggio capace di sorprenderlo di fronte alle ironie delle circostanze. In un primo capitolo, come un'introduzione a queste preziose rievocazioni, Daria Galateria spiega come, oltre il Grand Tour del Settecento e prima dell'odierno turismo di massa, il viaggio è stato, nelle memorie di grandi scrittori otto-novecenteschi, un «viaggio di lavoro».
Il sangue e il potere. Processo a Giulio Cesare, Tiberio, Nerone
Corrado Augias, Vladimiro Polchi
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: XIV-106
Cesare alla sbarra per attentato alla Repubblica. Tiberio, mandante della morte di Cristo. Nerone accusato di incendio doloso: tre potenti dell'antica Roma sul banco degli imputati. Perché Caio Giulio Cesare non osò proclamarsi imperatore? Tiberio fu davvero quel mostro di libidine che Svetonio ci racconta? Che cosa sarebbe stato Nerone senza sua madre Agrippina? Per rispondere a queste domande Corrado Augias e Vladimiro Polchi hanno costruito tre mirabili pièces teatrali, tre processi in cui i protagonisti di queste antiche vicende tornano per difendersi dalle accuse. I testi di teatro hanno girato l’Italia con grande successo, lasciando agli spettatori, ieri, e ai lettori, oggi, la domanda: ciascuno di questi tre grandi personaggi è colpevole o innocente?
Amicizie
Giorgio Agamben
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 136
«È piú semplice definire l'amore che l'amicizia, più facile dire «ti amo» sembrando sinceri, che dire «ti sono amico» senza che il sospetto dell'impostura adombri le nostre parole. Per questo, la sola definizione dell'amicizia che mi pare accettabile è quella antica, che vede nell'amico un “alter ego”, un altro io - cioè qualcuno che rende amabile e grata la cosa più odiosa: il nostro io [...] E proprio perché - come la vita - è in qualche modo sempre insieme esaustiva e incompiuta, puntuale e manchevole, l'amicizia esige la nostra testimonianza». Attraverso diciassette brevi, folgoranti ritratti, Giorgio Agamben evoca il ricordo degli amici che hanno lasciato un segno indelebile sulla sua vita e sulla sua persona.
Sulla terra e sull’acqua. Poesie scelte (1964-2001)
Winfried G. Sebald
Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2025
pagine: 138
«Il mio mezzo espressivo è la prosa» ha dichiarato Sebald nel 1997, suffragando così l’opinione di chi vedeva in lui soprattutto un grande narratore e saggista. In realtà la poesia era stata la sua prima vocazione, e aveva poi continuato a coltivarla – un fiume sotterraneo che affiora in sporadiche pubblicazioni e si manifesta pienamente solo nel sostanzioso lascito di carte. Una produzione, quella del Sebald poeta, rimasta dunque in buona parte celata e ora finalmente tornata alla luce, dai primi versi giovanili sino alle ultime liriche del 2001. Vi si aggirano le stesse figure che abitano capolavori come Vertigini o Gli anelli di Saturno, e che, svincolate dal meccanismo della prosa, si impongono al lettore con l’evanescenza di immagini oniriche («un canale d’acqua ferma / una barca alla proda / il cacciatore Gracco / ha già toccato terra»). Tutt’intorno, i freddi luoghi del viaggio – sale d’attesa, aeroporti, camere d’albergo –, la folla dei toponimi e le ultime tracce della natura, travolta dall’«ago magnetico» della ragione, che «la nave sospinge / fino allo schianto». Sotto lo sguardo benevolo degli animali e delle costellazioni, l’unico in cui si intravede un barlume di salvezza, Sebald si cala negli abissi di sogno e memoria, per riportare in superficie questi versi in cui echeggia «il suono delle stelle e / la vastità del silenzio / sopra la neve e i boschi».
Non si tocca la frutta nei supermercati però i culi nelle metropolitane
Alessandra Carnaroli
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 152
Ogni giorno siamo colpiti da un’infinità di fatti di cronaca, a volte gravissimi, ma che si estinguono veloci, bruciati da sempre nuove violenze e tragedie. Nei versi di Alessandra Carnaroli li ritroviamo tutti, resi nella loro cruda e scarnificata essenza. Le atrocità delle guerre, le violenze domestiche, le volgarità della vita di tutti i giorni vengono descritte senza mai distogliere lo sguardo, con un’oggettività che sorge dall’impietosa messa a fuoco delle parole, e che trova l’unico sfogo in una fredda ironia o in clausole di feroce sarcasmo. Può cambiare l’ordine di grandezza, ma ciò che accomuna le guerre in Ucraina e a Gaza, i femminicidi e le alluvioni, le storture dei rapporti familiari o una sciagurata giornata al mare va sempre cercato nella vulnerabilità degli esseri umani e nella loro parallela e incessante capacità di produrre disastri. L’orrore insostenibile è l’altra faccia della banalità del quotidiano, aspetti che si sovrappongono (e rimano) in modo inquietante. Tra madri poco materne, paesi allagati e vittime innocenti scorgiamo molti volti a noi simili, una folla di cui non possiamo illuderci di non far parte.

